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lunedì 27 febbraio 2012

Ei fuse

Sarà il caldo, sarà che è già inopinatamente lunedì e come al solito nel fine settimana mi sono dimenticata di riposarmi, sarà che dell'inaspettata calura invernale non si lamenta nessuno sui tram. Non lo so. Fatto sta che oggi sarò terribilmente seria ed andrò nelle prossime righe a denunciare un gravissimo episodio di bullismo che ha visto coinvolto qualcuno che mi stava molto a cuore.

Venerdì ho dato l'ultimo addio a quel che restava del mio pupazzo di neve.
Erano rimaste nell'erba due pallette un po' deformi, ormai separate l'una dall'altra. Corpo e testa di quello che avrebbe potuto passare alla storia come uno dei più brutti manufatti mai realizzati nella lunga tradizione dei brutti manufatti realizzati nei cortili di enti pubblici (compreso quello del Rettorato di via Po, per chi avesse familiarità).
Sapevo che il caldo primaverile previsto per il fine settimana non l'avrebbe risparmiato. Privilegio da meteorologo quello di sapere quando giunge l'ora di dare l'estremo saluto ai compagni di strada di un inverno.

È il momento di ricordare quel pupazzo di neve sfortunato, brutto per molti motivi.

Prima di tutto era storto. Ma non di uno storto che si sarebbe potuto dire "alla Picasso" o "alla moda dei futuristi". Era storto che si vedeva che noi avevamo provato a farlo liscio e tondo, ma proprio non ci eravamo riusciti.
Poi era sporco. La superficie esterna era ricoperta in modo irregolare di ciuffetti d'erba, pagliuzze e terriccio raccolti assieme alla neve durante la fase di "arrotolamento" delle varie sezioni del corpo. Parte della evidente deformità, c'è da scommetterci, era dovuta proprio al goffo tentativo di ricoprire gli aloni marroni con impacchi di neve incontaminata proveniente dall'aiuola adiacente.
Il volto era l'esempio lampante di come non sempre sia possibile arrangiarsi ed ottenere risultati soddisfacenti con quel che si ha a disposizione. Due fiori viola per gli occhi, premonizione di un futuro di violenze e soprusi. Un ghigno tutt'altro che amichevole nasceva da due rametti incurvati a contenere le pietruzze delineanti un sorriso decisamente sinistro. Era brutto ma era il mio pupazzo, maledizione!

Sì, era brutto il mio pupazzo.

Ma TU che in preda all'estasi dell'estetica, non visto, l'hai barbaramente abbattuto e lasciato lì, sdraiato, a fondere lentamente nel Sole ingiustamente caldo della scorsa settimana, TU non sei certo meglio di lui!

(Non credere di rimanere impunito, vile vandalo distruttore! Appena troverò una motivazione che limiti al minimo la possibilità di una richiesta di TSO nei miei confronti, i video di sorveglianza ti inchioderanno, e la mia vendetta sarà terribile)

Ecco. E adesso venga pure la primavera, credo di essere pronta.

martedì 7 febbraio 2012

Un popolo di meteorologi

Premesso che:
  • L'economia crolla? Il vicino di tavolo al ristorante ti fornisce il prospetto quinquennale per la (ri)nascita del tuo portafoglio azionario.
  • Una nave da crociera si frantuma sugli scogli? Il commesso del supermercato ti consiglia di raggiungere i ripiani più alti dello scaffale risalendo sulla biscaglina.

Cosa succede in questi giorni.
Puntuale come la fusione del sangue di San Gennaro (e se ci riesce questa settimana, un pensierino alla conversione allora lo faccio pure io) si compie, con l'arrivo dell'ondata di qualunquecosa, il rito del tiro al meteorologo. Disciplina molto popolare, sarà candidata alla ribalta olimpica nel caso Roma dovesse prevalere per le competizioni del 2020 (o 2022, vista l'aria che tira).

Il processo del martirio del previsore segue uno schema fisso.
Caso 1: Il meteo predice con esattezza esemplare il tempo per il tuo week end in Papuasia? Miracolo dei modelli e della tecnologia.
Caso 2: È inverno, il meteo dice: "Occhio perché da domani nevica tanto così!" e poi nevica sì, ma "tanto così" e un po'? Al rogo il meteorologo.

L'ultima fioritura professionale in ordine di tempo riguarda proprio la figura del meteo/climatologo specializzato nelle emergenze con delega alla Protezione Civile.
Ovvero:
"Se il Papa guarda la neve dalla finestra e ci rassicura sull'imminente arrivo della primavera, chi sono io per non dire la mia sulla perturbazione siberiana che mi imbianca il vialetto di casa?" si interroga il passeggero medio dell'autobus urbano.

Gli specialisti meteo del mezzo pubblico si dilungano in brillanti considerazioni sull'attuale stato pietoso in cui versa la propria città ostaggio del gelo. Ma ecco che subito l'ala climatologica del tram insorge. Ai suoi tempi questa neve in fondo era normale: una pala, un po' di sale e via a lavorare. I più impavidi accennano analisi sinottiche da manuale universitario che però si interrompono sul più bello perché, diciamolo, un servizio intero del TG2 chi è mai riuscito a guardarlo?

L'aria è così fredda perché arriva dalla Siberia.
Vero! Mica è aria nostra questa, si sente si sente.

C'è la bassa pressione che la porta tutta qua.
Bassa pressione? Ce l'ha pure mio marito! Ma mi dica mi dica, com'è che funziona?

Guardi non lo so, la bambina s'è messa a frignare ché voleva vedere i Puffi e ho girato, ma secondo me c'entra l'effetto serra.
Ah sì, non me ne parli. Brutto affare l'effetto serra. Ma davvero i Puffi li fanno ancora?

...
[e niente, poi si parlava dei Puffi e mi sono distratta]